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La presidente Credaro: ¬ęStagione estiva promettente, ma preoccupa la carenza di personale specializzato (secondo le stime, il problema riguarda 2mila stagionali)

Una criticità ormai divenuta strutturale a causa di un mercato occupazionale ‘distorto’ dal cattivo utilizzo di strumenti come il reddito di cittadinanza che alimenta la cultura della ‘rendita di posizione’

24 maggio 2022– Nel quadro di una generale tendenza alla riscoperta della montagna e della natura, gli operatori del turismo e della ristorazione, in particolare, ma anche quelli del commercio soprattutto del settore agroalimentare, guardano con fiducia all’arrivo della bella stagione. Le varie località, dal fondovalle ai rifugi in quota, si stanno preparando ad accogliere i visitatori, anche sulla scorta delle prime numerose prenotazioni. Una pesante nube, però, si staglia sullo sfondo e va a complicare l’estate per la destinazione Valtellina: accanto ai rincari di materie prime ed energia, a preoccupare fortemente gli operatori vi è la carenza di personale specializzato, soprattutto nella ristorazione e nella ricettività turistica. Un problema enorme e di difficile soluzione quantomeno nell’immediato, tanto da assumere le caratteristiche di una  nuova emergenza. Su questo punto si è soffermata la presidente dell’Unione del Commercio e del Turismo Loretta Credaro, in occasione del Consiglio generale riunitosi nella serata di ieri, lunedì 23 maggio.

LA CARENZA DI PERSONALE, UNA VERA EMERGENZA - «In vista della stagione estiva – ha sottolineato la presidente Credaro – sta diventando drammatica per le nostre attività, e in tanti settori, la difficoltà nel reperimento della forza lavoro: secondo le stime, nella nostra provincia il problema riguarda ben 2mila stagionali. Si tratta di una tendenza purtroppo già in atto da qualche tempo non solo in Valtellina e Valchiavenna».

L’ESODO DEI LAVORATORI NELLA VICINA SVIZZERA – Rispetto alla disponibilità di personale specializzato, una criticità molto sentita e peculiare della nostra realtà provinciale, in particolare nel settore della ristorazione e della ricettività alberghiera, è il fatto che «nella vicina Svizzera un cameriere o un cuoco sono pagati molto di più e, quindi, si è creato un vero e proprio esodo di lavoratori (come dimostra anche il caso di Livigno: dati recenti parlano addirittura di 600 frontalieri – contro invece i 200 di due anni fa – che ogni giorno si recano in Engadina). Siamo di fronte, dunque, a un vero allarme rosso».

DALLA GENERAZIONE DEL LAVORO E DEI DOVERI A QUELLA DEI SOLI DIRITTI - Ma quali le cause di questa impasse? «Siamo di fronte a un cambiamento epocale di mentalità e abitudini, a una frattura rispetto alla generazione del lavoro e dei doveri del passato, oggi sostituita da quella dei soli diritti, come insegna la deriva consumistica del tutto e subito. Il risultato è che molti giovani, per effetto di tale contesto culturale ed educativo, hanno smarrito il senso di responsabilità e non considerano più il lavoro e il sacrificio come doveri e principi cardine».  

LA DERIVA NELL’UTILIZZO DI ALCUNI AMMORTIZZATORI SOCIALI – Figlia della cultura dei diritti è anche la sua degenerazione, con riferimento specifico all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. «Certamente non ce l’abbiamo con la cassa integrazione e con il reddito di cittadinanza – ha specificato la presidente Credaro -, ma contro il loro uso distorto. Il reddito di cittadinanza, così come viene fruito, sta continuando a produrre dei veri disastri in tanti settori economici, in quanto, tolti coloro che ne hanno davvero bisogno, ha avuto e continua ad avere l’effetto di disincentivare in modo generalizzato la ricerca del lavoro».

«Occorre inoltre indagare – ha proseguito la presidente Credaro – sugli effetti che sta producendo la politica degenerativa di alcuni ammortizzatori sociali. Ma vi sembra giusto che la Naspi indennizzi il lavoro per sua natura a termine, come il lavoro stagionale? Vi sembra altrettanto giusto che gli ammortizzatori sociali vengano assegnati ai lavoratori licenziati per motivi disciplinari? Questo e altro incentivano la cultura della rendita di posizione, non la cultura del lavoro».

LA RABBIA DEGLI OPERATORI - «Tra gli imprenditori dei nostri settori – ha osservato la presidente Credaro – aumenta pertanto una più che comprensibile insofferenza nei confronti di queste forme di aiuti introdotti dal Governo, in modo irrazionale e impulsivo, con la sola preoccupazione di mettere una pezza a problemi e situazioni che invece richiederebbero capacità progettuale e uno sguardo lungimirante. Non è con queste misure, infatti, che si risolvono le situazioni in maniera virtuosa e duratura. E anche quando genericamente si dice che nei nostri settori le paghe sono basse, questo non corrisponde al vero: sono inferiori, sì, rispetto alla vicina Svizzera, ma non lo sono se confrontate a quelle di altri settori economici».

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE - Quali i rimedi, di fronte a una realtà così complessa da sembrare ormai sfuggita di mano? «Servono un cambio di passo e di mentalità. Bisogna cominciare a ricostruire pezzo per pezzo una società dove il bene comune, il senso del dovere e l’etica del lavoro tornino a essere in cima alla scala dei valori. Un ruolo centrale, per raggiungere questo obiettivo, spetta alle famiglie innanzitutto e alla formazione di qualità, a partire dal mondo della scuola, da quella dell’obbligo alle superiori, dove i nostri ragazzi acquisiscono il bagaglio di conoscenze e attitudini che li accompagnerà nella vita adulta».

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